La mania è scoppiata in America ma a quanto pare è arrivata anche in Italia.
Per rimediare alle imperfezioni, sono diversi i tipi di intervento a cui ricorrere: la lipostruttura delle grandi labbra (da 2.200 a 3.400 euro), il lifting del monte di Venere (da 3.000 a 5.000 euro) e la vaginoplastica (da 4.000 a 5.000 euro). Ma c’è anche chi si rivolge al chirurgo per la ricostruzione dell’imene: rifarsi una verginità costa tra i 1.200 e i 2.500 euro.
Secondo la rivista americana Self, che ha condotto un’indagine proprio sull’argomento, 1 persona su 10 ha risposto che “considera la chirurgia delle parti intime come qualcosa che aiuta a sentirsi meglio e più sexy”. La paziente tipo è in genere una donna intorno ai 40 anni, professionista, che accusa un disagio dovuto alle conseguenze di gravidanze pregresse, o a oscillazioni di peso, o ancora a traumi, e che focalizza la sua attenzione su di una parte anatomica che, pur essendo nascosta, rimane il fulcro della femminilità.
Negli Usa sono comparse addirittura delle campagne pubblicitarie per incentivare gli interventi di chirurgia vaginale, che risulta essere, secondo l’American Society for Aesthetic Plastic Surgery, la terza procedura chirurgica in ordine di crescita.
E ora ditemi la vostra: Vi sottoporreste alla chirurgia delle parti intime in caso ce ne fosse bisogno?
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