Viaggiare per lavoro non è sempre salutare. Una ricerca pubblicata sul Journal of Occupational and Environmental Medicine da Andrew Rundle e Catherine Richards della Columbia University’s Mailman School of Public Health ha stabilito che chi viaggia spesso ha più possibilità di incorrere in infezioni e in malattie dell’apparato cardiovascolare.
La ricerca si è svolta su 13 mila impiegati coinvolti in un programma di salute aziendale condotto dal centro di prevenzione EHE (Education Health Environment) International.
Secondo i ricercatori, 20 notti al mese lontano da casa peggiora fortemente lo stato di salute del lavoratore: rispetto ai viaggiatori occasionali, i “forzati” della business class hanno un indice di massa corporea maggiore, un livello di colesterolo HDL (il cosiddetto colesterolo ‘buono’) più basso e la pressione diastolica più alta.
Questo, spiegano i ricercatori, non significa però che i lavoratori che viaggiano siano gli unici ad avere problemi di salute: nella stessa ricerca si dimostra, infatti, come anche le condizioni psico-fisiche degli impiegati che non viaggiano mai non siano ottimali. “Esistono diverse strategie d’intervento sui posti di lavoro – conclude Rundle, responsabile dello studio –. E i programmi di educazione per i lavoratori per migliorare l’alimentazione e l’attività fisica durante i viaggi sono un punto di partenza”.
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