Il tetano è una malattia causata dal veleno di un batterio, il Clostridium tetani, che si trova soprattutto nel terriccio, nel letame, nell’asfalto e nel tratto digerente di alcuni animali. Una semplice ferita può diventare la sua porta di ingresso nell’organismo; una volta penetrato, il batterio diventa attivo e produce un potente veleno che si fissa sulle terminazioni nervose dei muscoli, bloccandoli in una contrazione continuata.
In Italia si hanno circa un centinaio di casi di tetano l’anno e la maggior parte riguarda persone anziane, soprattutto donne, che non hanno praticato i richiami della vaccinazione.
Quali sono le ferite più rischiose?
Le ferite contaminate da terriccio sono le più temibili. A volte per infettarsi basta una scheggia, una spina di rosa o di carciofo. Il batterio del tetano sopravvive bene in un ambiente privo di ossigeno, per questo le ferite piccole e chiuse, provocate da un chiodo o da una punta, sono più pericolose delle lacerazioni aperte, come quelle prodotte dal vetro, che si ossigenano subito. Anche il morso di un animale può essere pericoloso, soprattutto quello dei cani che annusano di continuo la terra e che spesso ospitano il batterio nel tratto digestivo. In caso di morsicatura la profilassi antitetanica è indispensabile.
I sintomi compaiono subito?
No, la malattia si manifesta da due a dieci giorni dopo l’infezione. All’inizio vengono colpiti i muscoli della masticazione per cui la bocca si storta in uno spasmo involontario e doloroso. In successione si contraggono quelli della nuca, del collo, del tronco e degli arti, fino al blocco dei muscoli della respirazione, che può provocare la morte.
E’ possibile prevenire l’infezione?
Sì, con la vaccinazione antitetanica che viene somministrata in modo obbligatorio a tutti i bambini fino ai 6 anni di vita. La durata della protezione, purtroppo, non è perenne ed è per questo motivo che si raccomanda di fare i richiami per garantire un’immunità duratura. E’ comunque buona norma lavare ogni ferita, anche modesta, con acqua e sapone e disinfettarla con acqua ossigenata o un altro antibatterico; soprattutto in presenza di lacerazioni irregolari, o provocate da oggetti appuntiti, è necessario valutare quanto tempo è intercorso tra l’ultima dose di vaccino antitetanico e l’incidente.
Quali sono le scadenze dei richiami?
Se l’ultimo richiamo è stato eseguito meno di cinque anni prima dal ferimento, e nel caso in cui il ciclo vaccinale dell’infanzia sia stato completato (tre dosi nel primo anno di vita, una a sei anni e una dopo dieci anni), non è necessaria alcuna altra misura preventiva. Se invece sono passati più di cinque anni, si dovrebbe consultare il medico di medicina generale o il Pronto soccorso entro 48-72 ore, perché diventa indispensabile valutare la ferita e decidere se fare il richiamo, utilizzando un prodotto che contenga anche la tossina antidifterica.
E chi non ricorda di aver fatto l’antitetanica, o il richiamo, come si deve comportare?
In alcuni casi di ferimento, può essere opportuno somministrare le immunoglobuline contro il tetano.
Queste ultime sono costituite da anticorpi derivati dal sangue di un’altra persona in grado di conferire una protezione immediata contro la malattia. Il procedimento di preparazione delle immunoglobuline esclude comunque il pericolo di trasmissione di malattie infettive come l’AIDS o le epatiti virali. I vaccini, d’altra parte, non sono derivati del sangue, ma richiedono più tempo per dare immunità alla persona che si ferisce. L’antitetanica è associata a scarsi effetti collaterali, come modeste reazioni locali nella sede di iniezione e talvolta febbre. Quelli più gravi, come l’infiammazione di alcuni nervi, sono assolutamente eccezionali.
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